Divorzio

Il divorzio permette lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio quando tra i coniugi è venuta meno la comunione spirituale e materiale di vita.

Si ha scioglimento degli effetti civili del matrimonio quando questo è stato celebrato con rito civile. Si ha cessazione degli effetti civili quando si tratta di matrimonio concordatario.

La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere proposta se:

– È stata pronunciata, con sentenza passata in giudicato, la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale, ovvero è intervenuta separazione di fatto.

– Quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza, all’ergastolo, a qualsiasi pena detentiva relativa a costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione.

– Per tentato omicidio a danno del coniuge o figlio.

Con il divorzio viene meno lo status di coniuge e si possono contrarre nuove nozze.

La donna perde il cognome del marito.

A seguito di divorzio, vengono meno anche i diritti e gli obblighi discendenti dal matrimonio (artt. 51, 143, 149 c.c.), cessa la destinazione del fondo patrimoniale (art. 171 c.c.) e viene meno la partecipazione dell’ex coniuge all’impresa familiare (art. 230 bis c.c.).

Si può procedere alla domanda di divorzio trascorsi 6 mesi dalla procedura di separazione personale se consensuale o 1 anno se giudiziale.

Quando si chiede l’intervento del Giudice o si ricorre alla negoziazione assistita da un avvocato o alla dichiarazione dinanzi al Sindaco, quale ufficiale dello stato civile.

Si divide in:

Congiunto o Giudiziale

Solo quando vi è accordo fra i coniugi sulle condizioni.

a) I coniugi possono effettuare una dichiarazione di fronte al sindaco, quale ufficiale dello stato civile.

Si può ricorrere alla separazione consensuale in Comune quando:

  • la coppia non ha avuto figli;
  • i figli non sono portatori di handicap;
  • i figli sono economicamente autosufficienti;
  • l’accordo non prevede trasferimenti di beni, ad esclusione  dell’assegno di mantenimento.

b) In alternativa: i possono rivolgersi al Tribunale che controlla, valida e dichiara efficace l’accordo tra le parti, dopo aver tentato di conciliarli.

c) Con l’introduzione del D.L. 132/2014 convertito nella legge 162/2014, i coniugi possono scegliere di avvalersi della negoziazione assistita da almeno un avvocato.

Quando non c’è accordo sulle condizioni.

E’ una causa che si conclude con una sentenza al termine di un processo attivato da una parte, obbligatoriamente assistita da almeno un avvocato.

In qualsiasi momento può trasformarsi in congiunto.

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